C’period il vecchio Teatro Comunale, storico edificio ottocentesco, con la sua sala a conchiglia, la suggestiva cupola dall’effetto a calotta spaziale, sopra la platea a guardar le stelle, e l’Arno che scorre qualche metro più in là. Non c’è più, raso al suolo da 4 anni. L’Arno è ancora qui, meno male, placido e setoso nel suo scorrere lento sotto il sole.
Ma al posto del vecchio teatro c’è questo «ecomostro», questo «pugno negli occhi», come l’hanno battezzato i fiorentini, un cubo nero che svetta abbastanza angosciante e altrettanto sgradevole, nel suo impatto disarmonico con tutto ciò che lo circonda, sullo skyline di Firenze. L’altezza è stata rispettata, per qualche centimetro, un soffio d’ala, 29 metri e 87, appena sotto i trenta fissati dalle regole urbanistiche della città e dalla cupola del Duomo. Ma tutto il resto mica tanto.
Perché lo scandalo, che sta suscitando una vperiod e propria sollevazione popolare singolarmente trasversale ai vari schieramenti politici, è racchiuso in alcune domande senza risposte. Come è stato possibile che la Soprintendenza pronta a bocciare qualsiasi comignolo o pannello fotovoltaico se non addirittura le scatole dell’aria condizionata per la salvaguardia dell’immagine storica della città abbia dato invece il benestare a questa operazione? Com’è possibile che abbia rifiutato di far installare le pensiline alle fermate del tram, pur nella selva di pali e fili che s’intrecciano come orrende liane di una giungla, e tutto abbia consentito agli architetti del cubo nero?
Non è poi l’unico problema, questo. Il Teatro Comunale che ha lasciato il suo posto a un investimento privato di 156 appartamenti di lusso per affitti turistici di breve periodo a cifre esorbitanti più altri trenta da vendere a chissà quali prezzi sembra quasi essere diventato davvero «il simbolo di un modello di città dove il profitto immediato vale più del bene comune», come sottolinea l’ambientalista Eros Tetti, «più della bellezza e della sua storia, più della vita sociale dei vari quartieri». E’ il simbolo di un tradimento. Per questo insorge Firenze.
E certo è che non sono solo i verdi a far polemica. Anzi. In prima linea c’è tutta l’opposizione, e Eike Schmidt, ex direttore degli Uffizi, candidato a sindaco del centrodestra, si appresta a inviare pure un esposto all’Unesco a Parigi, «coinvolgendo tutte le personalità che provano orrore per questa trasformazione. Quel brutto blocco nero non è spuntato a caso, ma è l’esito di una trasformazione urbanistica sulla quale l’amministrazione avrebbe dovuto vigilare con grande attenzione e fare eccezioni. Questa costruzione è una ferita aperta e sanguinante nel tessuto urbano. Vedremo come reagirà l’Unesco. Ci sono città – è il caso di Dresda, advert esempio – che hanno perso la designazione mondiale come patrimonio Unesco per colpa di una singola costruzione nuova».


L’ecomostro non è l’unico guaio per la giunta. Le stesse polemiche si ripetono per quel che riguarda il blocco delle locazioni turistiche brevi, che vale per tutti ma non per il cubo nero. Il fatto è che la variante al piano operativo voluta da questa giunta e approvata in by way of definitiva nell’aprile del 2025 non può essere retroattiva. E la destinazione d’uso del nuovo edificio eretto al posto del Teatro comunale è datata 2013. Perché questa vicenda che ha trasformato uno storico palazzo in più di 150 appartamenti di lusso consacrati al turismo è una storia che viene da lontano e che non ha un solo padre putativo. Comincia nel 2008, quando viene deciso il cambio di destinazione urbanistica del teatro. Cinque anni dopo si passa alla seconda fase per trovare gli acquirenti, ma le prime due aste vanno a vuoto, partendo da una richiesta superiore ai cinquanta milioni di euro, e alla effective il Comune si rassegna a venderlo a Cassa depositi e prestiti a circa la metà del valore stimato, 23 milioni.
Nel marzo 2020 una three way partnership tra Blue Noble e Hines, tramite il fondo immobiliare Future Dwelling, i nuovi proprietari. L’edificio nuovo si deve al gruppo di progettazione Archea Associati, che spazia dall’Europa alla Cina agli Emirati Arabi r al Brasile. Che cosa prevedeva il piano? La demolizione del teatro e dei corpi accessori, fatta salva la facciata principale, e la ricostruzione di tre edifici, uno di 8 piani, gli altri di 7. Poi dieci villini indipendenti e una piazza interna. Hines fa sapere che «il progetto è stato elaborato in osservanza di tutte le norme e selezionando materiali approvati, che sono intonaci crema, metallo effetto ottone brunito, vetro e pietra serena. Tutti i campioni sono stati di volta in volta sottoposti e approvati dalla Soprintendenza».
Il problema però secondo la stragrande maggioranza dei fiorentini sta nell’orrore che ne è venuto fuori, nel cuore di quel centro storico che l’Unesco ha voluto riconoscere «per il suo alto valore di realizzazione artistica, unica nel suo genere, e come il risultato di una continua creazione protrattasi per oltre sei secoli». Basta guardarlo quel cubo per dubitare che possa rientrare in questi parametri. E non è l’unica ferita della città. La strage di alberi per far passare la tramvia e il convento abbattuto in by way of San Gallo, destinato a diventare un resort di lusso con annessi altri appartamenti per affitti, sono assieme al cubo nero le nuove facce della Firenze che verrà. Sarà questo il futuro che aspetta la città di Dante?
