Nella lista dei prigionieri che il governo venezuelano è pronto scarcerare c’è anche Alberto Trentini. Diplomazia e intelligence sono al lavoro senza sosta, su più tavoli, per riportare a casa il cooperante veneziano detenuto in Venezuela da oltre quattrocento giorni, e gli altri prigionieri italiani. Dopo la scarcerazione dei primi due – Biagio Pilieri e Luigi Gasperin – cresce la speranza che possa essere vicina la svolta anche per il 46enne arrestato il 15 novembre 2024 e rinchiuso nel carcere El Rodeo I alle porte di Caracas. Anche se i tempi non saranno brevissimi, come dimostrare le scarcerazioni al contagocce da parte delle autorità venezuelane.


Non si sa con certezza il momento del rilascio, però, per la prima volta in questi 13 mesi, si percepisce un concreto ottimismo. «Siamo moderatamente ottimisti: siamo al lavoro, ogni giorno è buono», cube il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli, che da settimane è in contatto con Caracas. Secondo l’ong Foro Penal sono infatti solo 12 i detenuti liberati al momento, con tre nuove scarcerazioni nelle ultime ore. E tra questi ci sarebbe l’talo-venezuelano Antonio Gerardo Buzzetta Pacheco, meglio conosciuto come ‘Nino’, arrestato il 30 settembre del 2024.
Per Trentini potrebbe essere ancora questione di qualche giorno dal momento che il suo nome appare in un secondo elenco, sul quale si stanno concentrando ora le trattative diplomatiche. La decisione di procedere alle scarcerazioni è stata annunciata giovedì dal presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez, con l’obiettivo dichiarato di aprire «una nuova stagione politica» e favorire la pacificazione del Paese. Caracas ha rivendicato il carattere «unilaterale» dell’iniziativa, ma il contesto internazionale pesa. In particolare gli Stati Uniti, che stanno svolgendo un ruolo chiave in questa fase, anche come garanti del processo.
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Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha consegnato al segretario di Stato Marco Rubio l’elenco dei detenuti italiani ancora in carcere, tra cui Trentini, chiedendo un impegno diretto per arrivare a una soluzione. Washington avrebbe inoltre inviato una propria delegazione per monitorare l’esito delle liberazioni, un passaggio che ha generato frizioni interne al governo venezuelano. In particolare il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, insieme al controspionaggio militare e ai servizi di intelligence, avrebbe tentato di rallentare il meccanismo. A questo si sommano problemi tecnico-burocratici non secondari: molti detenuti, Trentini compreso, si trovano in cella senza una condanna e senza accuse formalizzate. Da qui l’ipotesi, ancora sul tavolo, di un’amnistia generale come «schermo» giuridico per le liberazioni.


Ora l’Italia sta cercando di mantenere un atteggiamento coerente e stabile nei confronti di Caracas. Durante la fase finale del governo Maduro, il file Trentini è passato di mano troppe volte, cambiando interlocutori e livelli di responsabilità. Prima il sottosegretario Edmondo Cirielli, poi Giorgio Silli: un avvicendamento che, secondo più fonti, non ha aiutato a costruire un canale continuo e riconoscibile. «I rilasci proseguiranno nei prossimi giorni. È importante che tutti vengano liberati, ma ci sono aspetti procedurali che non vanno trascurati: documenti, trasporto, visite mediche», spiegano gli attivisti per i diritti umani che seguono da vicino la situazione. Tra le condizioni poste c’è anche il silenzio stampa per i detenuti liberati. La famiglia di Trentini resta in attesa, mantenendo un profilo di massimo riserbo. Non sono soli. Fuori dal carcere di El Rodeo I continuano intanto le veglie dei familiari degli altri detenuti. La richiesta è «que sean todos». Che siano liberati tutti.
