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Thursday, January 15, 2026

Taylor Townsend, la pasionaria “senza classe né educazione” che infiamma gli Us Open


Taylor Townsend pesta duro e va tranquilla, agli Us Open batte anche la bimba fatata russa Mirra Andreeva e festeggia a suo modo, disegnando nell’aria un nastro e una freccia, in omaggio alla canzone della sua omonima Taylor Swift, The Archer, che recita: «io sono stata l’arciere, io sono stata la preghiera». Io sono il messaggio, vuole dire Taylor, la possibilità di un tennis diverso. A costo di scontrarsi con il mondo.

La sua discussione acidissima con Jelena Ostapenko, che l’ha accusata di «non avere nè classe né educazione» e le ha dato appuntamento «fuori dagli Usa», nei giorni scorsi ha sollevato un twister di polemiche, riaccendendo la questione razziale proprio quest’anno che lo slogan degli Open è “breaking boundaries”, rompere le barriere, in onore dei 75 anni dal primo trionfo di una tennista afroamericana, la grande Althea Gibson.

«L’ho già battuta in Canada, non vedo l’ora di ritrovarla ancora», ha gentilmente digrignato Taylor. A suo sostegno sono arrivati in molti, mentre Aryna Sabalenka ha provato se non a difendere a comprendere la reazione della ex campionessa del Roland Garros : «è una ragazza simpatica, Solo che a volte perde il controllo. E nella vita deve affrontare delle difficoltà». Come tutti, verrebbe da dire, sicuramente come Taylor, che dalle difficoltà è abituata a uscire ruggendo.

Nel 2012 la federazione americana la buttò fuori dal programma junior perché, inutile girarci intorno, la considerava sovrappeso: troppo grassa per avere un futuro nel tennis professional. Solo che Taylor, nata a Chicago da due amministratori scolastici, del “physique shaming” istituzionale se ne è bellamente infischiata, e ha continuato a esibire il suo tennis magari non atleticissimo, ma armonioso e creativo. Ha rinunciato ai contributi e si è affidata a Zina Garrison.

La sua carriera da allora è stata un’altalena di grandi risultati e delusioni, colpacci e rapidi declini. Nel 2018 è tornata fra le prime 100, al n.75, fra 2019 e 2020 ha raggiunto i quarti qui a New York, nel 2022 le semifinali a Parigi e la finale in doppio a Flushing. Il doppio è diventato man mano il suo ‘core enterprise – anche se resiste al n.139 in singolare -, l’anno scorso si è presa Wimbledon e il numero 1 del rating di categoria.

Ma Taylor non è una che si basta, dopo essere diventata mamma a 25 anni. «Prima di avere Adin il tennis period tutta la mia vita. Ma diventare numero 1 del mondo da mamma (la prima a riuscirci in doppio) «è il percorso più soddisfacente che potessi mai immaginare. Esserci riuscita dopo aver avuto mio figlio e, sapete, dopo aver attraversato fatiche e tribolazioni, ed essere riuscita persino a diventare due volte campionessa del Grande Slam, vincere Masters 1000 e realizzare cose che non avevo mai realizzato prima di avere mio figlio, be’ penso che questo lo renda davvero incredibile».

Taylor ha ammesso di essersi sentita colpevole «di non passare abbastanza tempo con mio figlio, di non passarci troppo tempo insieme», ma non ha mai smesso di seguire una strada che sente tracciata per lei. «Sono quella che sono, non devo essere altro che me stessa», ha dichiarato ieri notte dopo la vittoria sulla Andreeva. «E penso che per questo la gente mi apprezza tanto».

Nella sua difesa delle mamme tenniste Taylor si spinge fino a sostenere posizioni molto controverse, advert esempio negando che in Arabia Saudita la condizione femminile sia critica.

«Non ho mai vissuto né assistito a nulla di negativo, nemmeno una volta», ha detto in una intervista al sito specializzato Clay.

«Penso che i loro investimenti dimostrino che danno valore alle donne. Per me è un passo avanti», ha spiegato citando il programma di maternità nel tennis finanziato dal Fondo di investimento pubblico (PIF) dell’Arabia Saudita (che prevede 12 mesi di congedo di maternità retribuito e accesso a trattamenti di fertilità per incoraggiare le giocatrici a costruire una famiglia).

«Ho trascorso quasi sei settimane consecutive in Medio Oriente. La narrativa diffusa dai media propagandistici su come vengono trattate le donne non corrisponde affatto a ciò che ho visto. Capisco che sia difficile da comprendere perché non è la nostra cultura, ma da quello che ho visto, le donne erano sinceramente apprezzate e rispettate in quella cultura e in quella comunità. È solo un modo di vivere diverso, non peggiore, non sbagliato, solo diverso. E se possiamo ottenere finanziamenti da luoghi che ci aiutano advert andare avanti, penso che sia una cosa positiva».

Dichiarazioni che hanno a loro volta sollevato non poche polemiche. Ma Taylor va avanti, incocca una freccia (immaginaria) e si prepara a colpire ancora. Prossimo appuntamento – e prossimo ‘caso’? – in ottavi contro la ceca Krajcikova.

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