Si accende la partita per il rinnovo dei vertici della Banca centrale europea. Con la scadenza del mandato di Luis de Guindos fissata alla superb di maggio 2026, l’Eurogruppo ha formalmente aperto il processo di selezione del prossimo vicepresidente della Bce, una scelta destinata a incidere sugli equilibri interni del Consiglio direttivo in una fase cruciale per la politica monetaria dell’space euro. Il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, ha annunciato che alla chiusura dei termini sono pervenute sei candidature, dando avvio a una procedura scandita dai Trattati e destinata a intrecciare valutazioni tecniche, pesi politici e sensibilità nazionali.
Il calendario è definito. Il 19 gennaio l’Eurogruppo discuterà formalmente i profili presentati. Da quel confronto dovrà emergere una raccomandazione del Consiglio all’attenzione del Consiglio europeo, chiamato a esprimersi con una maggioranza qualificata rafforzata: almeno il 72% degli Stati dell’space euro, pari advert almeno 16 Paesi su 21, rappresentativi di non meno del 65% della popolazione complessiva. Prima della decisione finale saranno consultati la Bce e il Parlamento europeo, come previsto dal Trattato sul funzionamento dell’Unione. È un percorso istituzionale che appare lineare ma che lascia spazio a negoziati politici tra governi, soprattutto perché il vicepresidente della Bce svolge un ruolo centrale di raccordo e mediazione all’interno del board di Francoforte. Ma, soprattutto, è possibile che erediti uno dei file più spinosi fra quelli gestiti da De Guindos, quello sulla stabilità finanziaria.
Il primo nome sul tavolo è quello di Mário Centeno, governatore della banca centrale portoghese ed ex presidente dell’Eurogruppo. Economista di formazione, con un passato accademico, Centeno ha acquisito visibilità politica come ministro delle Finanze di Lisbona negli anni della normalizzazione post-crisi del debito, costruendo una reputazione fondata sull’equilibrio tra disciplina fiscale e attenzione alla crescita. Alla guida della banca centrale portoghese ha sostenuto una linea coerente con l’impostazione prevalente della Bce durante la fase di inflazione elevata, mantenendo al tempo stesso una sensibilità marcata per gli effetti della stretta monetaria sull’economia reale.
L’intervista
Centeno (Bce): “Sulla crescita pesa l’incertezza dei dazi Usa, i tassi potrebbero scendere ancora”


Mārtiņš Kazāks, governatore della banca centrale lettone, incarna il profilo dell’economista di banca centrale in senso stretto. Con esperienze alla Commissione europea e al Fondo monetario internazionale, è espressione di un Paese che ha vissuto in modo diretto aggiustamenti macroeconomici profondi dopo la crisi finanziaria globale. La sua impostazione è tradizionalmente legata a un approccio rigoroso alla stabilità dei prezzi e alla credibilità della politica monetaria, temi che nei Paesi Baltici hanno un peso politico prima ancora che tecnico. È anche vero in un ciclo economico come quello attuale, la sensibilità del lettone potrebbe essere utile per comprendere in che modo la politica monetaria si intreccia con le sfide geopolitiche.
IL LONGFORM
Lo spettro dei dazi, la paura della recessione: le due settimane che hanno stravolto la Bce


L’estone Madis Müller, alla guida della Eesti Pank, rappresenta il profilo del tecnico cresciuto all’interno delle istituzioni europee. Classe 1977, formatosi in finanza alla George Washington College, è specializzato di politica monetaria e mercati finanziari. Porta con sé una conoscenza diretta dei meccanismi decisionali di Francoforte e un’attenzione particolare alla trasmissione delle decisioni sui tassi nell’economia dell’space euro, soprattutto nei Paesi più piccoli e aperti. Ma ha anche un background tecnico, forte delle certificazioni come Chartered monetary analyst (Cfa) e Monetary threat supervisor (Frm). Un profilo più tecnico che politico, che potrebbe essere utile per supervisionare la stabilità finanziaria dell’space euro in una fase così turbolenta.
LE SFIDE DELL’ECONOMIA
Centeno: avanti sul taglio dei tassi, se Trump vince le elezioni sarà una sveglia per l’Europa


Il finlandese Olli Rehn, governatore della Suomen Pankki, è il candidato con il curriculum politico più marcato. Ex commissario europeo agli Affari economici e monetari negli anni più acuti della crisi dell’euro, è stato uno dei volti chiave della gestione dei programmi di aggiustamento e dell’applicazione delle regole fiscali. Tornato in Finlandia, ha guidato la banca centrale mantenendo una linea coerente con l’orientamento della Bce, accompagnata da una riconosciuta capacità di dialogo con governi e istituzioni europee, maturata nella lunga esperienza a Bruxelles.


Rimantas Šadžius, già ministro delle Finanze lituano ed economista vicino ai socialisti, presenta un profilo ibrido tra politica ed economia. Ha seguito da vicino il percorso di ingresso della Lituania nell’euro e ha lavorato su temi di finanza pubblica e integrazione europea. La sua candidatura riflette l’attenzione dei Paesi dell’Est per una rappresentanza solida nei vertici della Bce, in un contesto in cui le dinamiche inflazionistiche e geopolitiche hanno avuto effetti asimmetrici sull’space euro.


Boris Vujčić, governatore della banca centrale croata dal 2012, proviene dal penultimo Paese entrato nell’eurozona, ma non è un novizio nei consessi europei. Economista con una lunga carriera accademica e istituzionale, ha guidato la Croazia nel percorso verso l’adozione dell’euro e siede nel Consiglio direttivo della Bce con la nomea di uno dei più ascoltati sul fronte delle raccomandazioni macroprudenziali. Il suo profilo è associato a una visione prudente della politica monetaria, con particolare attenzione alla stabilità finanziaria e ai rischi sistemici nelle economie periferiche.
Il rapporto
La Bce teme per la stabilità finanziaria: “Rischio di correzioni violente, le fragilità aumentano”


Il confronto tra questi candidati avverrà anche alla luce dell’eredità lasciata da Luis de Guindos. Ex ministro dell’Economia spagnolo, entrato nel board della Bce nel 2018, De Guindos ha rappresentato una figura di equilibrio tra Nord e Sud dell’space euro, portando a Francoforte una sensibilità politica maturata negli anni della crisi del debito. Il suo mandato ha accompagnato la transizione da una lunga stagione di tassi negativi a una delle più rapide strette monetarie nella storia dell’euro, attraversando la pandemia e la fiammata inflazionistica seguita alla guerra in Ucraina. Il tutto senza dimenticare il mantra del suo mandato, la vigilanza macro e la stabilità finanziaria.
Negli ultimi anni, le posizioni dei governatori si sono spesso lette attraverso la dicotomia tra “falchi” e “colombe”. Kazāks, Müller e Vujčić sono stati generalmente associati al fronte più rigoroso, favorevole a interventi decisi contro l’inflazione e a una normalizzazione rapida dei tassi. Rehn e Centeno hanno mostrato un approccio più bilanciato, attento ai rischi di una stretta eccessiva sulla crescita pur nel rispetto del mandato di stabilità dei prezzi. Šadžius, almeno a parole, si colloca in una posizione intermedia, con una sensibilità per la disciplina monetaria temperata dall’esperienza di governo. La scelta del prossimo vicepresidente dirà molto non solo sugli equilibri politici dell’space euro, ma anche sull’orientamento della Bce nella fase che seguirà l’emergenza inflazionistica.
